Non paragoniamo la Resistenza al lockdown, per favore

Quante persone in questi 75 anni hanno provato a impossessarsi del 25 aprile? Quanti movimenti e partiti hanno provato a farne cosa loro? Quanti politici – o pseudo tali – hanno voluto essere meno “divisivi”? E in quanti quest’anno hanno già provato a paragonare i nostri giorni a quelli del 1945? Dopotutto a tutti i livelli continuano a chiamarla “guerra contro il nemico invisibile”. 

Ecco, per favore, non provateci nemmeno a paragonare le due cose. Fatelo almeno per rispetto di chi ha preso le armi in nome di un sentimento nazionale che siete incapaci di comprendere, visto che nessuno ve lo ha mai insegnato e visto che non siete mai stati capaci di aprire un libro di Storia. 

Quando leggo proposte come quella di sventolare il tricolore e cantare “Bella ciao” dal balcone tutti insieme in un orario prestabilito del 25 aprile di quest’anno, mi vengono i brividi per chi è morto per la libertà.

Chi ha combattuto 75 anni fa non lo ha fatto a suon di hashtag o sventolando la bandiera della pace o cantando canzoncine. Lo ha fatto con fucili e pistole. Con sassi e bastoni. E lo ha fatto anche e soprattutto per quella gran parte di popolazione zitta, muta e omertosa

Questo è l’unico paragone che si può fare: l’indolenza dei più e il coraggio dei pochi. Oggi come allora. 

Dal 1945 ci domandiamo – filosofeggiando e fischiettando – come i regimi totalitari abbiano potuto trovare un sostegno tale da reggere oltre 20 anni. Facile parlare di oppressione. Di lupi e di agnelli. Fin da quando ero bambino mi sono sempre impressionato nel pensare alle denunce verso il vicino di casa ebreo o comunista. Mi sono sempre impressionato nel pensare a chi poteva parlare ed è stato zitto. Mi sono sempre impressionato – infine – nel vedere la violenza verso gli ex-oppressori una volta che non c’era più niente da rischiare

E in questo lockdown ho assistito – e lo abbiamo fatto tutti – all’istigazione insensata verso chi non recava danno a nessuno e non metteva a rischio la salute di nessuno. 

Ho visto su Facebook fotografie fatte dai balconi di casa verso i propri vicini che correvano in strada. Da soli. Mantenendo qualsiasi distanziamento sociale possibile. Foto accompagnate da offese e minacce. Foto seguite da segnalazioni alle guardie. Richieste di far intervenire l’Esercito in strada. E tutti lo abbiamo visto questo. Tutti. Tutti. 

Tutti siamo stati zitti verso questa violenza popolare di Stato

Ecco, per chi si lamenta di passare il 25 aprile “prigioniero in casa” c’è una soluzione molto semplice: non fate le vittime di qualcosa più grande di voi che non potete cambiare. E uscite di casa. Sereni e felici. Bisogna solo avere la volontà di ribellarsi a regole inutili e inique che non aiutano e non salvano la vita di nessuno. 

Se non siete neanche capaci di uscire di casa a respirare il sole, evitate di sporcare il 25 aprile. 

W l’Italia. 

Cagliari, 25 aprile 2020

p.s. io la penso così, tu pensala come vuoi

p.p.s. morti per la libertà