Complottismo e contraddittorio

Più di dieci anni fa – su suggerimento della mia professoressa di Filosofia del Liceo – andai alla presentazione del libro-documentario di Giulietto Chiesa dal titolo Zero, un’inchiesta giornalistica rigorosa sull’11 settembre, costruita con interviste girate in tutto il mondo ad esperti, scienziati, giornalisti, politici e testimoni, immagini di repertorio inedite ed esclusive, documenti ufficiali, ricostruzioni in computer grafica, cartoni animati, animazioni in 2D e 3D.

Ricordo che la voce narrante era quella di Dario Fo. 

Il documentario sosteneva che la versione ufficiale sull’11 settembre del Governo Americano non raccontasse tutta la realtà dei fatti e, attraverso una tesi basata su evidenze scientifiche e supportata da un’ampia bibliografia (e videografia), DIMOSTRAVA (questo verbo non è causale) un’altra versione dei fatti: le Torri sarebbero state piene di esplosivo (diversamente, secondo la tesi, non si sarebbe spiegato il loro crollo) e il Pentagono sarebbe stato attaccato non da un aereo ma da un missile. 

E, badiamo bene, non si affermava che gli Americani le avessero fatte crollare loro. Semplicemente si ipotizzava che i terroristi avessero pianificato ben meglio di quanto si è lasciato credere i loro attentati. In barba ai servizi segreti occidentali.

Semplicemente questa era un’altra versione, scientifica, dei fatti. A cui credere politicamente o a cui non credere politicamente

Ho voluto raccontare del documentario di Giulietto Chiesa, perché in questi giorni chi prova ad alzare la mano e a interrogarsi, umilmente e con giudizio, sull’eventuale generazione laboratoriale del Covid-19 viene automaticamente additato come complottista, come anti-scientifico, come poco aderente alla realtà. 

Eppure non è una novità – e il mondo scientifico lo sa bene – che nei laboratori si testino patogeni pericolosissimi e si manipolino animali. Soprattutto dopo l’esplosione della Sars nel 2002. In tutto il mondo ci sono migliaia di laboratori in cui si conservano, studiano, modificano e combinano virus e altri patogeni potenzialmente letali. 

Quindi, quando a uno viene il dubbio – supportato da fonti ed evidenze – che da un laboratorio nella provincia di Wuhan POTREBBE essere partito il contagio mondiale, varrebbe la pena almeno averci un sano contraddittorio anziché additarlo come scemo del villaggio. 

Questo perché nessuno sta accusando nessun altro. Nessuno parla di volontarietà o meno del contagio. Nessuno accusa gli scienziati di giocare a fare Dio con le vite umane degli altri. 

Semplicemente ci si chiede se possa essere o meno plausibile un errore involontario all’interno di un laboratorio.

Senza accuse. Senza tribunali. Senza giurie popolari. Senza condanne capitali. 

Cagliari, 21 aprile 2020

p.s. io la penso così, tu pensala come vuoi