Responsabilità politiche e sanitarie in Sardegna

L’ultima volta che mio padre è stato male non si trovava a Cagliari, ma in un centro del nord Sardegna. 

Nonostante avesse dichiarato ai medici di essere cardiopatico (per giunta plurioperato), nonostante avesse più volte detto ai medici di conoscere il dolore che sentiva e di essere ben sicuro si trattasse di un infarto, fu ricoverato per una “semplice” polmonite, poiché gli esami di routine risultavano nella norma.

Dopo quasi due giorni di insistenze e telefonate in cui riuscimmo a coinvolgere anche il suo cardiologo di base a Cagliari, i medici si convinsero. 

Era davvero un infarto. Nuova operazione. Nuovo stent.

Quei medici avevano sbagliato. Non sono stati colpevolizzati per questo. Hanno sbagliato perché hanno seguito rigidamente, in un certo senso “correttamente”, ma anche acriticamente un protocollo. 

Racconto questo per un motivo preciso. 

Se viviamo nell’illusione che i medici siano infallibili e le responsabilità covid-sarde siano SOLO politiche, non andremo da nessuna parte. 

Scaricare l’intera responsabilità dei tanti contagi tra il personale sanitario solamente sull’assessorato regionale competente è una grossa ipocrisia di cui tutti siamo benissimo a conoscenza. 

Gli errori possono esserci. Gli errori si possono commettere. Possono essere delle semplici distrazioni, può essere una leggerezza del momento, ma può anche essere tracotanza o certezza (assai vana) di essere invincibili.