La smania di legiferazione del potere esecutivo

Uno degli aspetti più intriganti di queste settimane di quarantena è la smania di legiferare da parte degli esecutivi, siano essi nazionali, regionali, comunali o sovracomunali (anche se non mi è proprio ben chiaro quale sia il ruolo delle province in questi giorni… non che a nessuno fosse chiaro pure prima).

Senza entrare nel merito dei campi di interesse concorrente tra Stato e Autonomie Locali che ha avuto ben ampia discussione negli scorsi anni con la riforma del Titolo V della Costituzione e nuovi e vecchi referendum più o meno utili per i quali siamo stati chiamati alle urne, non vedo assolutamente il senso, da parte delle Regioni e dei Comuni, di aggiungere carne alla grigliata di disposizioni nazionali di cui ci nutriamo passivamente almeno una volta alla settimana (e sempre ben oltre le 11 di notte).

Il primo motivo è perché quasi sempre, a ben leggere le ordinanze dei singoli Presidenti di Regione, gli atti prodotti localmente non aggiungono assolutamente niente a quanto già previsto a livello nazionale. Prendo ad esempio il caso della Regione Sardegna in cui vi è stata una ordinanza del Presidente Solinas che vietava gli spostamenti su linee aree e marittime da e per la Sardegna. Niente che non fosse già previsto dalle misure di Conte.

Il secondo motivo è che alcune volte le ordinanze locali vogliono assumere un ruolo più rigido di quelle nazionali. Qui la ratio è forse più chiara ed è quasi giustificabile: un Sindaco ritiene che nel proprio Comune ci siano delle situazioni tali di pericolo da adottare misure più stringenti di quelle nazionali. Questo tuttavia farebbe sorridere se venisse fatto in Basilicata in cui ci sono pochissimi casi e comunque se un’ordinanza è in contrasto con le misure statali è certamente impugnabile: un giudice, nel trovarsi di fronte a una sanzione locale chiaramente illegittima, la dovrebbe disapplicare e accogliere un eventuale ricorso.

In molti Comuni italiani i Sindaci deliberano l’utilizzo obbligatorio delle mascherine per uscire di casa. A parte il livello politico della questione, questa è una misura esagerata pure secondo molti scienziati.

Ma è accettabile che un libero cittadino, coscienzioso e giudizioso, che semplicemente va a fare la spesa o si reca sul proprio luogo di lavoro applicando norme legali e di buon senso, debba pensare preventivamente a come tutelarsi da un provvedimento locale iniquo già dalla partenza?

Cagliari, 5 aprile 2020

p.s. io la penso così, tu pensala come vuoi